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STRESS

 

 

Il dottor Selye, passato alla storia della medicina come “il padre dello stress”, nel 1932 iniziò un lavoro che lo portò a dimostrare l’esistenza della reazione di stress di fronte ad agenti stressanti. Dimostrò che nell’organismo vi è una “sindrome generale di adattamento” in risposta agli input esterni che produce un aumento di alcuni ormoni, indipendentemente dal tipo di stress (fisico o psicologico) cui è stato sottoposto.

Le malattie, secondo Selye, sono il frutto di un cattivo adattamento dell’organismo ai diversi agenti stressanti che, nel tempo, causa un accumulo di alterazioni, che sono fonte di una pluralità di malattie.
Ciò che conta non è l’eliminazione dello stress (senza il quale la vita sarebbe impensabile) ma bensì la sua gestione per la quale non esiste una ricetta valida per tutti, anche se la strada da intraprendere è uguale per tutti.

 

 

Che lo stress cronico danneggi in cervello è stato dimostrato da una serie di studi sia sull’animale che sull’uomo: vi sono aree cerebrali che subiscono il processo di perdita di neuroni, mentre in altre cambia la morfologia dei neuroni.
Vi sono strutture cerebrali deputate alla cognizione e gestione delle emozioni che sotto stress danno luogo a problematiche varie quali memoria ( ippocampo), ansia, depressione (amigdala) alterazione comportamentali ed esecutive (cortecce prefrontali). 

 

L’intreccio cognitivo ed emotivo si è arricchito di studi sul sistema immunitario di persone che si occupano di malati cronici con Alzheimer, di studenti sotto esame, persone sottoposte ad isolamento sociale. Da questi studi è emerso che lo stress psichico di tipo cronico è un fattore importante di alterazione della dinamica immunitaria, causandone soppressione e/o disregolazione, potendo dare origine a numerose e importanti patologie immunitarie in cui il sistema immunitario svolge un ruolo centrale.

Ma non è finita qui.

 

Lo stress influenza il sistema endocrino alterando la crescita, la sessualità , l’attività tiroidea e le attività metaboliche in genere ( iperglicemia, diabete, etc).

Il modello della Pnei si è avvalso del contributo importante del neuropsichiatra belga M.Maes che ha documentato la stretta relazione tra depressione e infiammazione, quindi tra fenomeno psicologico e uno biologico: in corso di depressione si produce infiammazione ma anche una infiammazione può creare depressione

 

Ricerche in tal senso hanno dimostrato che l’alimentazione, la sedentarietà, l’ uso di farmaci, l’esposizione ad inquinamento ambientale sono fattori che condizionano la vita psichica individuale secondo un approccio non più riduzionista come vorrebbe la psicologia classica che studia la psiche separata dal corpo, ma bensì in un’ottica che considera la persona nella sua interezza.